LONZINO di FICO 300gr dolce con frutta secca presidio Slow Food

11,99 €

Il lonzino di fico è un dolce sempre più raro ed è reperibile solo in alcuni negozi specializzati.
I fichi sono i Dottati oppure i Brogiotti, seccati dopo l’abbondante raccolto di fine settembre, amalgamati agli altri ingredienti della tradizione povera contadina: mandorle, piccoli pezzi di noce e semi di anice stellato.
Talvolta impastati con un poco di sapa (mosto di uva sobbollito a lungo) o mistrà (liquore ottenuto dalla macerazione di frutti di anice nell’alcol) e avvolti in foglie di fico, diventano “lonze” o “lonzini”.
Dal colore marrone dorato, compatti e solidi, sono ottimi tagliati a fettine; oggi sono confezionati anche sottovuoto perché si mantengano freschi tutto l’anno.

Il lonzino, tagliato a fettine non troppo sottili, alla vista si presenta come un impasto fine di fichi secchi macinati, con presenza di mandorle e noci. Al naso si sente immediatamente la frutta matura con una nota avvolgente di anice.

Al palato deve risultare morbido e armonico. Se viene servito con la sapa (mosto di uva), risalta meglio la sua dolcezza complessiva con note di caramello. È ottimo abbinato a un formaggio non molle, di media stagionatura e a un calice di vino passito.

Stagionalità I fichi sono raccolti ed essiccati da agosto a settembre, ma il lonzino può essere reperito tutto l’anno.

Confezione sotto vuoto in scatola: 300 gr.

Un tempo nelle campagne marchigiane, in particolare nella Vallesina, si coltivavano fichi in abbondanza e maturavano tutti insieme poco prima della vendemmia. I contadini si davano un gran daffare per conservarli in mille modi e proprio così nacquero i salamotti dolci di fichi. Legati con un filo di spago o di lana duravano tutto l’inverno, fino a primavera, accompagnando le merende dei ragazzini e i fine pasto delle feste.
Essendo un piatto tradizionale della cucina contadina, rischia di scomparire come il mondo che lo ha inventato.
Per evitare che diventi un prodotto da archeologia gastronomica è nato un Presidio, che riunisce gli ultimi produttori e che intende valorizzare questa tradizione a partire dalla ristorazione locale. In questo modo vuole anche recuperare la coltivazione dei fichi in quelle zone, soprattutto di quelle varietà espulse dal mercato perché poco produttive e troppo delicate, ma che costituiscono un grande patrimonio di biodiversità.
Un progetto avviato dai produttori in collaborazione con l'Assam Regione Marche ha previsto la realizzazione di un impianto di oltre duecento piante di fichi che entrerà in produzione nei prossimi anni e che costituirà una parte importante della filiera del Presidio.

Area di produzione Zona dei Castelli di Jesi media Vallesina (provincia di Ancona).

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